L’imperfezione è in sé attraente, è raro riuscire a distogliere lo sguardo da qualcosa di non finito o venuto male.
Ciò che è armonioso è rassicurante, dà fiducia per via della sua ripetitibilità. Non è un caso che in concorso abbia messo questo, meglio riuscito.
Questo kusudama dell’indiana Meenakshi Mukerji, è un modello grazioso e di facile esecuzione.
La cartaccia che ho usato, è quella dei pacchetti delle sigarette: violentata dalla patina metallica che la indebolisce, maltrattata da troppa colla e stropicciata dall’uso frenetico.
Fumo da una vita. Non credo di avere comprato più di venti pacchetti. Sono l’incubo degli incalliti, perché ne faccio a meno se voglio anche quando ne ho voglia, e perché adoro scroccare. E raccogliere la carta argentata, adesso ne ho cosí tanta che mi tocca trovarle lo scopo.
C’è chi si infervora sostenendo che il fumo fa male, ma si sofferma poco a riflettere che anche i non fumatori, di solito, non durano per sempre.

